Telefono: 0341 20 05 25 Email: info@progettoitacaonlus.it                                                Trasparenza

Relochiamo in Finlandia!

Continuano le relocation in Progetto Itaca.
Bandiera Finlandia
02
Mag

Relochiamo in Finlandia!

Zenebu e la famiglia di Seleme ed Ezra partono per l’Europa del nord per raggiungere la Finlandia.

6 persone, 6 eritrei, 3 adulti, 1 ragazzo e 2 bambini: tutti speranzosi alla volta della regione dei laghi. E tutti con un avvenimento in comune: sono scappati dall’Eritrea con un’unica motivazione e, cioè, le condizioni dittatoriali in cui versa il loro Paese d’origine.

L’Eritrea è uno dei paesi più poveri al mondo, il 70% degli abitanti risulta ancora occupato nel settore agricolo. Per capire il perché, però, n mila persone continuano a fuggire da questo piccolo Paese del Corno d’Africa (è grande un terzo dell’Italia) è necessario dipanare il lungo gomitolo della storia.

L’Eritrea è stata una colonia italiana dal 1890, poi nel 1941 è stata occupata dalla gran Bretagna, ancora nel 1952 le Nazioni Unite decidono che diventi uno stato federato dell’impero di Etiopia mantenendo la propria autonomia, infine, nel 1962 l’imperatore etiope di allora decide di annetterla all’Etiopia. Da qui comincia una lunga guerra perpetrata tra l’impero etiope e le azioni degli indipendentisti eritrei, nati negli anni 50 dinanzi al malcontento generato dal sistema federale. Due fronti di resistenza si contrappongono: il Fronte di Liberazione Eritreo e il Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia, che prevale sul primo e stipula nel 1991 la tregua con l’Etiopia sancendo la fine del conflitto. Dal 1993 l’Etiopia è una nazione indipendente per mezzo di un referendum svoltosi sotto controllo dell’ONU, ma è anche una nazione sottoposta ad un regime dittatoriale da parte di Aferwerki, il presidente-padrone. Una labile indipendenza sempre sul filo del rasoio, vedi il caso della guerra Etiopia-Eritrea (1998/2000) scoppiata per una questione legata ai confini. Dopo più di 40 anni di guerre, lotte armate e devastazioni Afewerki ha isolato e militarizzato l’Eritrea rendendo la gente poverissima e mandando la corruzione alle stelle.

Il governo eritreo ha istituito un servizio militare senza fine sia per uomini che per donne, avvalendosi del fatto che il Paese è in pericolo sempre sotto la minaccia dell’Etiopia. Dai 17 anni in poi tutti vengono arruolati e nessuno può ricevere un passaporto prima dei 60 anni. La leva è paragonabile al lavoro forzato, le reclute ricevono salari minimi che non possono soddisfare i bisogni elementari delle loro famiglie e possono beneficiare di permessi di licenza limitati concessi arbitrariamente, se non impiegate nella difesa svolgono lavori nel settore agricolo, delle costruzioni, scolastico, pubblico. I bambini vengono obbligati all’addestramento militare e tra gli arruolati vi sono uomini vicini ai 70 anni d’età. Soventi sono le operazioni di rastrellamento dell’esercito, alla ricerca di ritenenti alla leva militare. Più di 300mila giovani sono in servizio militare permanente.

Continua a mancare uno stato di diritto, i partiti politici sono vietati, non vi è libertà di informazione e di istruzione. Sono imposte restrizioni alla libertà di movimento e di religione, i luoghi di culto cristiani evangelici, pentecostali, battisti, di Geova e sciiti sono stati chiusi ed è vietato professarne la fede. Non è prevista alcuna forma di obiezione di coscienza, migliaia sono i prigionieri politici e di coscienza, compresi ex politici, giornalisti, seguaci di culti religiosi non autorizzati, detenuti, senza accusa né processo, in condizioni durissime, spesso in celle sotterranee, in container di lamiera sotto il sole africano i in campi di prigionia, senza cibo o acqua, spazi per coricarsi, servizi igienici.
Il governo eritreo è accusato di impedire lo sviluppo della democrazia, le elezioni politiche che, secondo gli accordi Onu, avrebbero dovuto tenersi nel 2001 non sono mai avvenute. Non vi sono notizie sullo stato dell’economia e sulla scarsità alimentare: nel 2011 tutto il Corno d’Africa è stato interessato da una severa crisi alimentare, ma Afewerki ha sempre rifiutato gli aiuti negando il problema.

Secondo l’Onu e Human Right Watch l’esodo attuale è alimentato dalla violazione dei diritti umani, si parla di esecuzioni sommarie senza processo, sparizioni, torture e coscrizione obbligatoria. [“Perché tutti scappano dall’Eritrea”, di Riccardo Barlaam – il Sole 24 ore]

L’8 giugno 2016 è stato presentato il rapporto della Commissione d’Inchiesta creata dall’Onu che, per la prima volta, parla di crimini contro l’umanità nella piccola nazione del Corno d’Africa, chiamata anche “Corea del Nord dell’Africa”. Afewerki non ha autorizzato l’ingresso dell’organismo nel Paese, sostenendo di essersi già sottoposto alla procedura standard annuale di valutazione del rispetto dei diritti umano per tutti i paesi membri dell’Onu. La Commissione ha, allora, mappato i 77 centri di detenzione a partire dalle testimonianze raccolte dai fuggitivi residenti fuori dall’Eritrea, delineando una situazione infernale di torture, sparizioni e costrizioni. La sospensione dei diritti è giustificata dal governo eritreo con il rischio di invasione da parte dell’Etiopia, con lo stato di allarme perché in presunta guerra. Ma l’Etiopia potrebbe mai iniziare uno scontro a lungo termine con l’Eritrea come continua a minacciare? L’Etiopia deve fare i conti con le pressioni interne degli Oromo e, quindi, al fatto di non avere quella compattezza interna che permetterebbe di sopravvivere vittoriosa ad un conflitto duraturo. L’esempio lo si è registrato nel giugno 2016 quando l’Etiopia ha attaccato la città eritrea di Tzorona conseguendo ingenti vittime.

Fino a 5mila persone continuano a lasciare l’Eritrea ogni mese secondo dati delle Nazioni Unite. Si presume che almeno 10mila eritrei languiscano nelle carceri del regime secondo il rapporto annuale 2015/2016 di Amnesty International. In 47mila nel 2015 hanno chiesto asilo in Unione Europea, mentre un numero non precisato di n mila vive in tendopoli o nelle periferie delle città in Etiopia e in Sudan. Chi riesce, appena può, scappa grazie soprattutto alla corruzione dei militari che accettano di far uscire le persone in cambio di denaro. Il regime lucra anche sulla diaspora del Paese: infatti, le famiglie di chi fugge sono oggetto di ritorsione, genitori e parenti di primo grado possono essere arrestati e per evitarlo devono pagare salate multe e è stata posta una tassa del 2% sulle rimesse che arrivano dall’estero.

Per approfondire

Un regime erede di una guerra di liberazione che continua ad essere tradita. ∼ G. Zandonini

Le storie.

Zenebu è la figlia maggiore, è rimasta nascosta per mesi in Eritrea per continuare ad aiutare la sua famiglia prima di prendere la definitiva decisione di fuggire per non intraprendere il servizio militare. Arrivata in Italia dalla Libia, passando prima dal Sudan, il 5 ottobre 2016 è riuscita a raggiungere il fratello in Finlandia ad inizio aprile grazie alla relocation. Ci ha fatto sapere che la prima persona che ha visto scendendo dall’aereo è stato proprio il fratello e la sua gioia è stata incontenibile.

Anche la famiglia di Seleme ed Ezra è sbarcata in Italia il 5 ottobre Il loro viaggio è partito dall’Eritrea quando Seleme incinta e con il suo bambino di 3 anni, Medani, è partita alla volta dell’Uganda per raggiungere il marito e poi insieme si sono diretti verso la Libia. Qui hanno incontrato Bereket, loro nipote adolescente e con un barcone hanno raggiunto le coste dell’Italia. Allo sbarco Seleme, Medani e Bereket sono stati trasferiti immediatamente in Progetto Itaca, mentre, Ezra è stato alloggiato in un centro di accoglienza in provincia di Salerno per ricongiungersi poi con la sua famiglia ad inizio febbraio. Ora si sono ritrovati con la loro famiglia d’origine in Finlandia non prima di aver avuto una splendida bambina Bana – Luce in eritreo, nata a Lecco il 30 marzo.


Sitografia:

You are donating to : Greennature Foundation

How much would you like to donate?
$10 $20 $30
Would you like to make regular donations? I would like to make donation(s)
How many times would you like this to recur? (including this payment) *
Name *
Last Name *
Email *
Phone
Address
Additional Note
paypalstripe
Loading...
Top