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Parliamo di migrazione forzata

Chi? Dove? Come? Quando? Perché?
01
Mar

Parliamo di migrazione forzata

L’uomo è migrante da sempre: dall’Africa, dove si presume dalle documentazioni fossili e dalle analisi genetiche si sia evoluto, si è poi spostato su diverse direttive o scappando da qualcosa o andando in cerca di qualcosa, tendenzialmente la terra promessa. Vi sono molti tratti comuni e catene di cause che si ripetono tra le migrazioni forzate nel corso della storia, ma ogni caso è poi singolo a sé per provenienza, viaggio e aspettative. La comunicazione di massa, ad esempio, ha supportato le cause migratorie, in quanto ha dato concretezza al luogo da raggiungere, talvolta alimentando false speranze o vane illusioni; come per esempio nel film “Nuovomondo” di E. Crialese, nel quale Salvatore, il protagonista si convince di intraprendere il suo viaggio migratorio grazie ad una cartolina di propaganda che ritraeva minuscoli contadini accanto a galline giganti o a carote sproporzionate. Parlare di cause migratorie non è mai semplice, ma è possibile che derivino da guerre, ambiente (catastrofi ambientali, clima rigido, …), religione (minoranze, estremismo), politica (instabilità, potere dittatoriale), economia (disuguaglianza, povertà, caste, …), pressione demografica.

Il numero dei migranti forzati nel 2016 eguaglia la popolazione della Francia.

Nel 2015, come riportato dal rapporto annuale Global Trends dell’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), sono state 65.3 milioni le persone costrette a fuggire dal proprio paese. A livello globale significa che 1 persona su 113 è oggi un richiedente asilo, o uno sfollato interno o un rifugiato. Deduciamo, quindi, che la migrazione forzata produce questi tre sottogruppi di persone: i rifugiati sono coloro a cui è stato riconosciuto uno status di protezione ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951; i richiedenti rappresentano chi ha presentato domanda d’asilo e sono all’interno dell’iter burocratico in attesa di una risposta; gli sfollati interni sono persone costrette a lasciare le loro case per varie violazioni di diritti, ma che non hanno attraversato un confine internazionale.

Nel mondo la Turchia è il principale paese ospitante con 2.5 milioni di rifugiati. Il Libano, invece, ospita il più alto numero di rifugiati rispetto alla popolazione del paese: 200 rifugiati ogni 1000 abitanti. Proviamo a paragonare il numero dei richiedenti asilo presenti in Libano con quelli presenti in Italia e confrontiamo le nazionalità di arrivo fra i due paesi collegandoci alle rotte migratorie intraprese dagli stessi.

Confronto visivo tra i richiedenti in Libano e quelli presenti in Italia.

Per collegare le rotte migratorie alle nazionalità che entrano nei due paesi dobbiamo vagliare l’intero flusso di migranti, andiamo, così, a notare che in Libano, stato che confina con Siria e Israele ed è vicino all’Iraq, oltre al milione di rifugiati siriani (*dai dati UNHCR sappiamo che il numero di richiedenti asilo coincide con quello dei rifugiati), ci sono 450 mila apolidi palestinesi e 80 mila profughi iracheni. Tutti vivono all’interno di campi profughi, ormai divenuti, almeno per i palestinesi in fuga dei veri e propri ghetti: infatti, gli apolidi palestinesi sono definiti come cittadini di nessuno stato, essi nascono, vivono e fanno vivere i loro figli in Libano, ma non sono riconosciuti come cittadini libanesi. Il 70%, invece, dei rifugiati siriani vive sotto la soglia di povertà barcamenandosi tra estorsioni, ricatti e sfruttamenti per essere sponsorizzati da un libanese per poter godere di alcuni diritti fondamentali, come denunciato all’inizio di questo 2017 da svariate testate internazionali.

Principali rotte migratorie verso l'italia

L’Italia è coinvolta principalmente nelle rotte migratorie mediterranee, anche se un certo afflusso di entrata lo si registrata via terra dal corridoio balcanico: il Pakistan, infatti, è uno dei paesi asiatici dal quale provengono il maggior numero di richieste d’asilo. Semplificando estremamente si hanno tre rotte sul Mediterraneo: occidentale, centrale e orientale. Le persone che si spostano lungo quest’ultima sono principalmente spinte da conflitti, violenze ed instabilità; i giovani africani che arrivano in Italia dalla rotta centrale e da quella occidentale scappano per lo più da crisi socioeconomiche, alti livelli di povertà, instabilità politica e terrorismo. La rotta più percorsa fino alla fine del 2015 era quella orientale, più breve e sicura rispetto a quella centrale, che ha registrato nel 2016 il 75% dei decessi, secondo dati dell’Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e dell’Uhncr. Le politiche di deterrenza sfociate dall’accordo UE-Turchia hanno, però, indotto ad un uso sempre maggiore della via centrale, come riporta l’Oim nello studio di ricerca del profilo socioeconomico dei migranti che giungono in Italia pubblicato alla fine del 2016 e che campiona 1000 persone provenienti da diversi centri di accoglienza.

Usando il campione come significativo per l’intera popolazione migrante giunta in Italia nel 2016 possiamo dire che:

  • i 2/3 dei migranti intervistati provengono dall’Africa Occidentale;
  • l’80% di loro sono giovani uomini;
  • mediamente il loro viaggio è durato 1.7 anni prima di arrivare in Italia;
  • la maggior parte ha vissuto in un paese di transito lavorando per pagarsi il resto del viaggio;
  • in molti non intendevano raggiungere l’Italia quando hanno lasciato il proprio paese;
  • il 91% ha raggiunto l’Italia via mare, il 10% via terra e l’8% con l’ausilio di un aereo.

Per chi di loro è arrivato via mare, un’alta percentuale proviene dall’Africa Occidentale e giunge in Libia passando dal Niger1. La Libia rappresenta il punto di partenza verso l’Europa anche per i migranti del Corno d’Africa, che vi giungono attraversando il Sudan2. Solo una piccola minoranza parte dall’Egitto per evitare la Libia, luogo dal quale non ne esce indenne nessuno e dal quale provengono racconti di un’inenarrabile violenza fisica e psicologica.

Le rotte migratorie africane

Per i migranti provenienti dal Medio Oriente o dall’Asia, il tragitto è più complesso, alcuni di loro raggiungono la Libia via terra o via aria, come la maggioranza dei Pakistani e attraversano il Mediterraneo verso l’Italia. Una seconda rotta è via terra attraverso l’Austria, avendo prima utilizzato la così detta ‘rotta Balcanica’ passando per la Turchia.

I numeri degli sbarchi registrati dagli hotspot in Italia non sono identici a quelli delle richieste d’asilo presentate, questo significa che dopo lo sbarco e una prima dichiarazione di identità il migrante sceglie altre strade, tendenzialmente di fuga o illecite, per continuare il suo viaggio migratorio. Si noti che le richieste di asilo politico presentate in Italia sono aumentate esponenzialmente negli anni, questo a causa, soprattutto, delle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico e che istruiscono i migranti sulle procedure burocratiche da adottare una volta arrivati nei paesi di destinazione. Importante, è sempre, ricordare che la maggior parte di queste persone fugge per ragioni di sicurezza ed incolumità personale, per discriminazioni, siano esse religiose, sociali o legate all’orientamento sessuale. Alcune hanno ragioni prettamente economiche, vista l’estrema povertà da qui provengono e altre per ragioni parentali, come un matrimonio forzato o violenze familiari.

Concludiamo, questo approfondimento sulla migrazione forzata menzionando il progetto migratorio che ogni migrante si prefigura e cerca di organizzare: è difficile che sappiano quale sia la destinazione e quanto durerà il viaggio. Si assicurano di avere dei soldi per la partenza, ma non conoscono quanto andranno a spendere al termine. Per poter, quindi, continuare il viaggio si dovranno fermare per lavorare, guadagnare e ripartire. Difficilmente è il singolo individuo a decidere di muoversi, solitamente è un impegno familiare o addirittura del villaggio: la famiglia si indebita per pagare il viaggio vendendo terra, animali, chiedendo prestiti. Quindi, quando ci troviamo di fronte ad un migrante, spesso primogenito, non abbiamo di fronte solo lui, ma tutta la sua famiglia che aspetta da lui qualcosa: dei risultati, del denaro, delle notizie di avercela fatta.

Allora, perché la gente si muove? Semplicemente per avere un’alternativa!

Bibliografia:

  • Dossier Statistico Immigrazione 2014/2015/2015. Rapporto UNAR – Sintesi a cura del Centro Studi e Ricerche IDOS
  • Study on migrants’ profiles drivers of migration and migratory trends a cura dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni
  • Global Trends 2015 a cura dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati
  • Immigrati: da emergenza a opportunità. Dimensione, effetti economici, politiche a cura di Confindustria Centro Studi

Sitografia:

 

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