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L'Onu denuncia le condizioni dei migranti in Libia

L'approccio cambia: si chiude la rotta del Mediterraneo centrale
Libia
30
Nov

L’Onu denuncia le condizioni dei migranti in Libia

L’Alto Commissario dell’Onu per i Diritti Umani si esprime sulla Libia e sull’intreccio di relazioni che ha intessuto con l’Unione Europea e l’Italia. “Situazione catastrofica” è quella dei centri di detenzione per i migranti, “disumane” sono le politiche dell’Europa e dell’Italia a sostegno della Guardia Costiera Libica nelle sue azioni di intercettazione delle carrette nel Mediterraneo e di respingimento dei migranti nei Centri di detenzione dell’orrore, che hanno lasciato sgomenti persino gli osservatori Onu.

È stata chiusa una rotta, quella del Mediterraneo centrale. Sono diminuiti gli sbarchi sulle coste europee. Si è abbassato il conto delle vittime del confine più impervio da attraversare: il mar Mediterraneo, appunto. I migranti sono svaniti? Ovvio che no! Vengono catturati e trattenuti dal Dipartimento Libico di Contrasto alla Migrazione Illegale che contava a inizio novembre 19.900 prigionieri nei centri ufficiali.

Numeri arrivi via mare dei migranti Unhcr

Numeri raccolti dall’Unhcr

Comparazione numeri arrivi migranti 2016/2017 redatta dal Ministero dell'Interno italiano

Grafico redatto dal Ministero dell’Interno italiano

Gli osservatori Onu sono, finalmente, riusciti a varcare le porte dei campi libici: infatti, prima d’ora il governo libico permetteva a malapena di visitare qualcuno dei 29 centri ufficiali di detenzione, di cui riportiamo il reportage giornalistico di Francesca Mannocchi andato in onda durante la puntata del 29/09 di Propaganda Live e che inizia con una fonte che scopre un accordo segreto tra la milizia di Sabrata, la Guardia Costiere Libica e “gli italiani”, che promettono 5 milioni alla milizia per fermare i migranti sulla costa.

Report_Libia_Mannocchi

Stavolta, sono 6 gli osservatori Onu ammessi in 4 campi a Tripoli e si ha in mano la prova provata di “questa schiavitù moderna, degli stupri, delle altre violenze sessuali di questi omicidi giustificati in nome di una gestione della migrazione e del tentativo di tenere lontane dalle coste europee delle persone disperate e traumatizzate.” ~ Zeid Ra’ad Al Hussein, L’Alto Commissario dell’Onu per i Diritti Umani

Il resto, i centri illegali, gestiti dalle milizie, è terra di nessuno, ma in questi giorni la Procura di Palermo è entrata in possesso di foto del lager di Sahba, dove i migranti si danno il cambio per dormire sdraiati su un pavimento di escrementi.

Un racconto dalla Libia

Estratto dal Corriere della Sera del 15/11/2017

 

Il documento giornalistico diffuso dalla Cnn riporta, invece, l’agghiacciante verità sulla tratta di esseri umani e su come i migranti nei campi libici vengano battuti all’asta come schiavi.

Quanto vale la vita di un uomo? In Libia, se si tratta di un centrafricano «forte, adatto al lavoro nei campi» meno di 800 euro. ~ Marco Bresolin, La Stampa

Guarda il video!

Le risposte dell’Ue

  • Lavoriamo in piena collaborazione con le Nazioni Unite
  • Ci confrontiamo regolarmente con le autorità locali perché usino centri che rispettino gli standard umanitari
  • Quello che abbiamo visto della Libia è assolutamente inaccettabile, invieremo una delegazione
  • Abbiamo addestrato solo 142 uomini della Guardia Costiera Libica, degli altri non possiamo assumerci responsabilità
  • Abbiamo contribuito a realizzare 8.000 rimpatri assistiti dalla Libia verso i Paesi d’origine.

Il cambio di rotta: fermare gli sbarchi ad ogni costo

Il progetto è chiudere la rotta dei migranti nel Mediterraneo Centrale, attraversata nel 2016 da 181.436 persone, mentre, altre 4.576 hanno perso la vita nel tentativo di riuscirci.
L’approccio europeo è totalmente cambiato rispetto a quello umanitario del 2013 che ha portato al lancio dell’operazione italiana Mare nostrum, varata dopo il tragico naufragio del 3 ottobre 2013, durante il quale persero la vita più di 300 persone e deputata a missioni di ricerca e soccorso. Nel 2014 si passò alla meno ambiziosa Triton, di matrice europea, relegata a mere missioni di ricognizione. Approdiamo, poi, al 2015 con il naufragio del 18 aprile in cui rimasero in mare più di 800 corpi senza vita e la decisione europea di rafforzare le operazioni di soccorso con l’operazione Sophia. Ora nel 2017 si è deciso di cambiare direzione sbarrando categoricamente la rotta del Mediterraneo centrale impedendo la partenza dalle coste libiche dei migranti.

Esternalizzazione dei controlli di frontiera

Il memorandum d’intesa tra Italia e Libia è stato firmato il 2 febbraio 2017 e dovrebbe condurre a una migliore gestione dell’immigrazione e del controllo delle frontiere, nonché a un netto contrasto al traffico di esseri umani. Prevede principalmente:

  • L’addestramento della Guardia Costiera libica
  • La chiusura della frontiera meridionale del paese nordafricano
  • L’estensione dei centri per migranti nel Paese
  • Un programma di rimpatrio volontario assistito per i i migranti che si trovano in Libia.

Le obiezioni

Il governo Sarraj non ha la stabilità di cui abbiamo bisogno per lavorare insieme. ~ Angela Merkel
Non si può considerare la Libia un Paese terzo sicuro. ~ Carlotta Sami, Unhcr Italia

Per migliaia di esseri umani, il muro virtuale in corso di costruzione nel Mediterraneo centrale avrà come immediata conseguenza detenzioni arbitrarie, maltrattamenti, stupri, sfruttamento e respingimenti nei Paesi d’origine. ~ Medici senza frontiere

La scelta dell’Italia e dell’UE di esternalizzare la gestione delle migrazioni ed il diritto d’asilo le rende corresponsabili delle condizioni inumane e delle torture che avvengono in Libia. ~ ASGI

 

Il caso limite: ennesimo episodio di tensione estrema tra navi umanitarie e Guardia Costiera libica

  • 6 novembre 2017
  • 30 miglia nautiche a nord di Tripoli
  • Un gommone carico di migranti invia una richiesta di soccorso
  • Iniziano le operazioni di soccorso coordinate dal Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo di Roma

Questi i presupposti dell’ennesima tragedia che è avvenuta in acqua internazionali e che ha visto nel ruolo di soccorritori la Ong Sea-Watch, un elicottero della Marina Militare italiana e una nave militare francese tutti in comunicazione sul canale radio 16, quello delle emergenze.

Interviene sul posto una nave-pattuglia della Guardia Costiera libica che dichiara proprio il salvataggio e invita la Sea-Watch, deputata legittimamente al soccorso primario, ad andarsene. Iniziano momenti concitati durante i quali i militari libici dal ponte della loro nave lanciano patate e oggetti rigidi ai soccorritori a bordo dei gommoni di salvataggio calati in mare fra le decine di migranti in affanno. Nello stesso tempo si rendono protagonisti di brutalità, prendendo a frustate i migranti che sono riusciti a issarsi a bordo della loro nave per sopravvivere. I migranti, dal canto loro, cercano di nuotare verso i soccorritori con occhi disperati alla visione della Guardia Costiera libica presente sul posto con l’intento di riportarli in patria.

Abbiamo tirato a bordo i superstiti con le braccia, faceva talmente male dopo un po’ che mi si stavano per bloccare. C’era chi per rimanere in vita si attaccava al mio collo, mentre salvavo altri. ~ Gennaro Giudetti, volontario dell’ong Sea-Watch

Leggi la sua intervista!

 

Il bilancio finale? 58 persone recuperate dall’Ong e sbarcate a Pozzallo, 47 riportate in Libia nei centri di detenzione dai quali avevano cercano di fuggire e 50 tra morti e dispersi.

L’organizzazione tedesca Sea Watch ha denunciato le minacce e la mancanza di collaborazione della Guardia costiera libica durante l’operazione di soccorso del 6 novembre.

In queste circostanze è fondamentale evitare ulteriore tensione e panico, invece, la Guardia Costiera libica ha fatto l’opposto. Il loro unico obiettivo rimane quello di riportare la maggior parte di persone possibili sulle coste libiche. ~ Sea Watch

I migranti che si imbarcano in condizioni precarie fronteggiando il mar Mediterraneo lo fanno per necessità, per trovare rifugio da violenze e condizioni degradanti che subiscono in Libia, accertate anche l’11 ottobre 2017 dalla Corte d’assise di Milano in base a attendibili e comprovate testimonianze di richiedenti protezione internazionale. Nonostante ciò è proprio in Libia che essi vengono respinti per essere nuovamente trattenuti nei centri di detenzione.

 

 

 

Sitografia:

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