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LEGALMENTE

Chi può presentare la domanda di riconoscimento di protezione internazionale?

Può fare domanda lo straniero, con mezzi di sussistenza insufficienti, che intenda chiedere protezione allo Stato italiano perché ha un timore fondato di essere perseguitato nel proprio Paese d’origine, o se non ha cittadinanza, di residenza abituale (apolide) per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un gruppo sociale e opinione politica e non vuole o non può ricevere protezione e tutela dallo Stato di origine. Per essere riconosciuti rifugiati, non è indispensabile essere già stati effettivamente vittime di persecuzioni. La legge italiana prevede il diritto all’accoglienza per tutti i richiedenti asilo. Le misure di accoglienza si applicano dal momento della manifestazione della volontà di chiedere protezione internazionale.

  • Il sistema di accoglienza italiano

Il sistema di accoglienza si articola in diverse fasi:

soccorso e assistenza, prima accoglienza e seconda accoglienza

sancite da:

  • D. Lgs. 142/2015, che attua le Direttive europee 2013/33/UE (Direttiva Accoglienza, recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale) e 2013/32/UE (Direttiva Procedure, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale);
  • D. Lgs. 18/2014, che attua la Direttiva Qualifiche 2011/95/UE, che cerca di uniformare il trattamento dei beneficiari dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria;
  • Road Map Italiana, una tabella di marcia elaborata per adeguarsi all’Agenda europea sulle migrazioni del 2015 della Commissione Europea che stabilisce le misure per affrontare le sfide poste dai crescenti flussi migratori.

Per quanto riguarda la fase di soccorso e assistenza sono stati attivati dei centri definiti hotspot nei quali vengono concentrati gli arrivi via mare e dove venie effettuato lo screening sanitario, la pre-identificazione, il foto-segnalamento, l’avvio delle procedure per l’accoglienza o delle procedure per il rimpatrio.

La prima accoglienza è assicurata in centri di accoglienza per richiedenti asilo, nei quali sono concluse le operazioni di identificazione, è definita la posizione giuridica dei presenti, è formalizzata la domanda di asilo e avviato il suo esame.

La seconda accoglienza, nonché rete nazionale SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) prevede la garanzia dell’accoglienza fino all’esito della domanda di asilo da parte della Commissione Territoriale e in caso di ricorso fino alla definizione positiva del procedimento di primo grado (il ricorso per l’appunto) o fino all’esito dell’istanza di sospensiva se la domanda di ricorso è stata rigettata e si vuole procedere con l’appello.
La legge, in mancanza di posti disponibili nello SPRAR, prevede che i richiedenti asilo permangano nella prima accoglienza iniziando la realizzazione di progetti di accoglienza integrata personalizzata sociale ed economica verso la riconquista dell’indipendenza delle persone accolte.

Ad ottobre 2016 Il Ministero dell’Interno mostrava dati riguardanti la distribuzione dei migranti nelle diverse tipologie di strutture di accoglienza sottolineando quanto l’approccio emergenziale sia ancora dominante nel sistema d’accoglienza italiano:

  • 70% di richiedenti sistemato in centri temporanei
  • 21 % nella rete SPRAR
  • 7% nelle strutture di prima accoglienza

Il caso dei minori non accompagnati

I minori stranieri non accompagnati sono cittadini stranieri di età inferiore ai 18 anni, presenti sul territorio italiano in assenza di genitori o di altri adulti legalmente responsabili della loro assistenza o rappresentanza. Per loro è disposto un termine massimo di 60 giorni per completare l’identificazione e verificarne l’età e poi prevista l’accoglienza diretta nella rete SPRAR e se non dovessero esserci posti disponibili deve essere garantita dall’Ente locale.

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L'arrivo

Negli hotspot Ii migrante viene identificato e viene esaminata la sua necessità di ricevere protezione internazionale. Colui che manifesta la volontà di chiedere protezione internazionale, viene identificato e indirizzato verso le strutture di prima accoglienza.

I diritti del richiedente asilo politico

I documenti

In breve tempo viene convocato nella Prefettura di competenza territoriale per espletare le pratiche necessarie alla presentazione della domanda di asilo. Viene compilato il modello C/3 con foto ed impronte digitali e rilasciato il cedolino (permesso di soggiorno provvisorio).

Domanda di asilo = dopo 60 giorni dalla presentazione della domanda il richiedente può svolgere attività lavorativa. - Rif. D.Lgs. 142/2015
C/3 = dichiarazione di identità e ufficiale domanda di protezione internazionale. Il richiedente racconterà le motivazioni che l'hanno spinto a lasciare il proprio paese e il viaggio che ha intrapreso per arrivare in Italia. Con la compilazione del modello C/3 la verbalizzazione della domanda è conclusa. - Rif. Convenzione di Ginevra 1951

L'aspetto sanitario

Il richiedente è convocato dall'ASL locale per effettuare:

  • test Mantoux
  • vaccinazioni di base

Ora il richiedente deve iscriversi al Sistema Sanitario Nazionale richiedendo la tessera sanitaria.

Test Mantoux = è una prova di screening utile per saggiare la presenza in un individuo di una infezione anche latente dal micobatterio della tubercolosi.

Il Permesso di Soggiorno

Dopo un tempo variabile di espletamento pratiche, in cui la Questura verifica anche che sia l'Italia il paese competente ad esaminare la domanda sulla base del Regolamento 604/2013, il richiedente deve ritirare il permesso di soggiorno presentando il cedolino. Il permesso presenta, a questo punto, la dicitura RICHIESTA ASILO, ha una validità di 6 mesi, è rinnovabile e consente lo svolgimento di attività lavorativa.

604/2013 = altrimenti detto Regolamento Dublino III. Stabilisce i criteri ed i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame della domanda di protezione internazionale da parte del richiedente. Si applica a tutti i paesi dell'UE con l'aggiunta di Islanda, Norvegia, Liechtenstein e Svizzera.

Validità = se la decisione della Commissione territoriale non avviene entro i sei mesi dalla presentazione della domanda e il ritardo non è imputabile al richiedente asilo, il Permesso di Soggiorno viene rinnovato per altri sei mesi e consente di svolgere attività lavorativa fino alla conclusione della procedura di riconoscimento dello status, che dovrebbe per legge avvenire entro 6 mesi dalla presentazione della domanda (D. Lgs. 142/2015).

La convocazione

La Questura convoca i richiedenti asilo per comunicare loro la data in cui dovranno presentarsi in Commissione territoriale per l'audizione.

Commissione territoriale

La fase amministrativa.
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È l’organo competente per il Riconoscimento della Protezione internazionale che ascolterà l’audizione del richiedente asilo e prenderà una decisione in merito. È composta da quattro membri: un funzionario della Prefettura come presidente, un funzionario della Polizia di Stato, un rappresentante del comune o della provincia o della regione e un rappresentante dell’UNHCR. Tutti i membri hanno diritto di voto e la decisione è adottata a maggioranza.

Il ricorso

La fase giurisdizionale.
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Il richiedente che abbia ricevuto esito negativo può:

  • presentare ricorso avverso la decisione entro 30 giorni presso il Tribunale ordinario. Il deposito e la registrazione del ricorso sospendono l’espulsione dettata dal diniego della Commissione Territoriale. In seguito la legge dispone che sia rilasciato un nuovo Permesso di Soggiorno per RICHIESTA ASILO. Il termine per l’esame del ricorso è fissato in sei mesi;
  • decidere di NON presentare ricorso, la Prefettura emetterà un Decreto di espulsione entro 30 giorni e il diniegato dovrà lasciare il territorio nazionale;

La Corte d'Appello

La fase giurisdizionale.
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In caso di esito negativo del ricorso la Prefettura emette in automatico la revoca delle misure di accoglienza, quindi, il richiedente deve lasciare la struttura di accoglienza.

Entro sempre 30 giorni il richiedente deve presentare istanza d’appello e in automatico richiede la sospensiva per essere riammesso nelle misure di accoglienza.

Il procedimento è cambiato con l’introduzione del Decreto Minniti/Orlando convertito in Legge 46/2017, non ancora entrata nella sua fase attuativa. Vi aggiorneremo in caso di nuove decisioni!

L'alternativa?

Il Rimpatrio Volontario Assistito (RVA).

Scopri di cosa si tratta!

 

Bibliografia: Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2016 a cura di ANCI, Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes, servizio centrale dello SPRAR e in collaborazione con UHNCR; Guida pratica per i richiedenti protezione internazionale SPRAR a cura di ANCI, Dip. per le libertà civili e l'immigrazione e Commissione Nazionale per il Diritto d'Asilo; Manuale operativo SPRAR; Guida al RVA per gli operatori a cura dell'OIM; Il Regolamento Dublino e la procedura di asilo in Italia Conosci i tuoi diritti? a cura di CIR, AICCRE e Europeconsulting. SITOGRAFIA: http://www.asgi.it/wp-content/uploads/2016/05/Scheda-operatori-asilo_Posso-andare-in-uno-Stato-europeo-diverso-dallItalia.pdf; http://www.sprar.it/images/Documenti/Quaderni_servizio_centrale/manuale.pdf; http://www.meltingpot.org/Punti-critici-e-novita-in-materia-di-protezione; https://www.unhcr.it/wp-content/uploads/2016/01/procedura_riconoscimento.pdf; http://www.italy.iom.int/it/aree-di-attivit%C3%A0/ritorni-volontari-e-assistiti/RISTART; http://www.stranieriinitalia.it; http://openmigration.org; http://www.naga.it/tl_files/naga/(Ben)venuti_Naga.pdf. Formazione e materiale interno.

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