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Il diritto di avere paura

“Se riuscissimo a metterci nei panni degli altri non avremmo bisogno di regole, di leggi.” ~ Pëtr Alekseevič Kropotkin
20
Dic

Il diritto di avere paura

Paura dei migranti = paura delle persone?

Proviamo a comprendere i motivi per cui la gente si sta chiudendo nell’individualismo, a favore di un dilagare della paura del diverso.
Una parte importante della popolazione italiana è martellata dalle campagne d’odio, che trovano in essa terreno fertile sul quale germogliare. Ma è una popolazione che va tralasciata e dimenticata? Secondo Giulio Cavalli de Linkiesta ASSOLUTAMENTE NO, anzi sono persone a cui dovrebbe andare tutta l’attenzione e le spiegazioni possibili.

Un pezzo di Paese che lavora a 3 o 4 € all’ora, che non ottiene credito né dalle banche né dalle istituzioni, che in nome della “crisi” e della “competitività” si è ritrovato senza lavoro a 40 o a 50 anni con nessuna prospettiva e con debiti contratti quando sarebbe stato impensabile uno scenario del genere, un Paese in cui 12 milioni di persone in un anno hanno rinunciato a una prestazione sanitaria per motivi economici. Hanno il diritto di avere paura?

La ricerca “Index of Ignorance”

Alla fine del 2014 l’agenzia britannica Ipsos Mori ha studiato le false percezioni in merito a tematiche sociologiche arrivando a determinare che in media gli italiani pensano che:

  • il 30% della popolazione sia composta da immigrati, quando il dato di allora era tra l’8 e il 9%;
  • il 20% dei residenti sia musulmano, invece, che il dato reale tra il 2 e il 3%;
  • gli immigrati siano troppi numericamente e rappresentino delle minacce.

Ma sono veramente così tanti gli immigrati in Italia?

numeri migranti Italia 2016

Tratta dal Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2017.

 

 

Confronto visivo tra i richiedenti in Libano e quelli presenti in Italia.

Confronto visivo tra i richiedenti in Libano e quelli presenti in Italia.

A fronte di 65,6 milioni di migranti forzati nel mondo, dei quali 40 milioni sono gli sfollati interni, ossia persone che hanno dovuto abbandonare le loro casa, ma sono, comunque, rimaste all’interno dei confini del proprio Paese. Degli altri 25 milioni, l’84% è accolto da Paesi confinanti a quello da cui fuggono, in quanto hanno la speranza di rientrare nelle loro case. Vediamo in questo caso la situazione del Libano, stato che confina con Siria ed Israele ed è vicino all’Iraq, che accoglie oltre al milione di rifugiati siriani (*dai dati UNHCR sappiamo che il numero di richiedenti asilo coincide con quello dei rifugiati), 450 mila apolidi palestinesi e 80 mila profughi iracheni. Tutti vivono all’interno di campi profughi, ormai divenuti, almeno per i palestinesi in fuga dei veri e propri ghetti. Il Libano ospita il più alto numero di rifugiati rispetto alla popolazione del paese: 200 rifugiati ogni 1000 abitanti.

Secondo il Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2017 realizzato da Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes e Sprar, in collaborazione con Unhcr nei Paesi UE il numero dei rifugiati è in realtà marginale rispetto ad altre zone del mondo, ma la paura e le strumentalizzazioni hanno portato ad adottare politiche di chiusura e strategie per bloccare l’arrivo dei migranti, non tenendo conto della distinzione tra richiedenti protezione internazionale e migranti economici e delle leggi sulle libertà civili insite nei Paesi in cui si intende bloccarli. Conseguenza diretta di questo approccio è la diminuzione nel 2017 delle domande d’asilo in Europa: -40% rispetto ai primi sei mesi del 2016.

–> Leggi il nostro articolo: L’ONU DENUNCIA LE CONDIZIONI DEI MIGRANTI IN LIBIA

Non stiamo cercando di semplificare o minimizzare il problema, come non vogliamo affermare che la presenza di 118.573 persone in Italia al 18 dicembre 2017 non sia una questione su cui si debba lavorare seriamente, ma è appunto un dibattito serio, sano, lungimirante e approfondito che servirebbe evitando buonismi da una parte e isterie dall’altra.

Il ruolo dei media
Che responsabilità ha l’informazione nel diffondere il pregiudizio?

Secondo il V rapporto dell’Associazione Carta di Roma “Notizie da paura” l’informazione continua a declinare l’immigrazione sulla linea emergenziale come fenomeno che VA FERMATO e non come un fenomeno strutturale che VA GESTITO. I flussi migratori vengono trattati con una narrazione problematica, in primis si parla della gestione degli arrivi nella quale l’elemento che emerge è il sospetto nei confronti degli operatori, vedi il tema “Ong e soccorso in mare”. In secondo luogo si collega sempre più spesso la presenza di etnie straniere sul territorio nazionale con l’aumento del tasso di criminalità. A tal proposito leggi i risultati delle indagini svolte dalla Squadra Mobile di Lecco appositamente creata su input della Prefettura e della Questura di Lecco per investigare sul binomio rifugiato-criminale.

Nel rapporto viene anche misurato quanto nei servizi e negli articoli si dia voce ai migranti arrivando ad una percentuale solo del 7%. Si nota, inoltre, che scarseggiano gli approfondimenti e le analisi, a vantaggio di un approccio emotivo.

La psicosi dell’accoglienza

L’ospitalità è una virtù antica da preservare, basata sul riconoscimento dell’altro. La società globalizzata costituita da scambi di interessi economici, d’informazione e di comunicazione vede, inoltre, ad oggi l’immigrato come un valore puramente materiale.
Saltando nel passato, anche remoto, vediamo che le problematiche legate all’accoglienza e all’integrazione sono sempre esistite e trattate.

I greci
Xenos, era sia l’ospite che lo straniero, ad indicare che era la situazione a stabilire caso per caso e se l’”altro” fosse da tutelare o onorare.

I romani
Hostis, era o il nemico o l’ospite, sancendo l’indeterminazione del rapporto con l’”altro” che può oscillare tra accoglienza e conflitto.
Essi idearono la tessera hospitalis da spezzare in due parti come segno di reciprocità fra cittadini e nuovi arrivati, che da quel momento divenivano CORRESPONSABILI nella creazione della società del futuro.

È proprio questa corresponsabilità nel mediare e calibrare l’ospitalità che sembra mancare nelle politiche d’accoglienza odierne, oscillando da un estremo ospitale a uno ostile.

La teoria del migrante sano

[…] la donna […] lasciò scappare il grido che aveva rattenuto fin allora: – l’untore! dàgli! dàgli! Dàgli all’untore! […] Renzo non istette lì a pensare: gli parve subito miglior partito sbrigarsi da coloro, che rimanere a dir le sue ragioni: diede un’occhiata a destra e a sinistra, da che parte ci fosse men gente, e svignò di là. […] La strada davanti era sempre libera; ma dietro le spalle sentiva il calpestìo e, più forti del calpestìo, quelle grida amare: – dàgli! dàgli! all’untore! ~ Alessandro Manzoni

Chi è il migrante sano? È colui che parte! “Chi decide di spostarsi è in realtà chi sta meglio. Parte chi ha più possibilità di riuscita nel processo migratorio.” ~ Dr. Andrea Rossanese, esperto in medicina dei viaggi e delle migrazioni

Lo studio “Coorte di Lampedusa 2011”

Hanno monitorato i migranti sbarcati a Lampedusa tra l’11 aprile e il 7 settembre 2011. Su 24.861 persone solo 66 sono state le diagnosi di malattie infettive: 0,0027%!
Questa esperienza rende inconfutabile la teoria del migrante sano: i migranti partano dalla propria terra in buona salute, spesso capita, però, che a causa delle condizioni del viaggio e di quelle socio-economiche in cui si trovano a vivere nei Paesi di passaggio e di approdo si ammalino con malattia legate all’emarginazione e alla povertà.

Il caso

titolo allarmistico

Riportiamo in risposta le parole del Dr. Saverio Bellizzi, medico epidemiologico di Medici Senza Frontiere.
Nel caso specifico, la maggior parte dei casi di meningite avvenuti in Toscana e in altre regioni sono imputabili al meningococco di tipo C già presente sul territorio italiano e, dunque, non importato dall’Africa dove, pur essendo presente, ha una diffusione inferiore rispetto ai sierotipi A e W 135.

Si stima che il 10-20% della popolazione italiana sia affetto da Neisseria Meningitidis nella propria faringe, fungendo di fatto da portatore, senza sviluppare la malattia. Pertanto, non esiste alcun fondamento scientifico di correlazione tra i casi di meningite, recentemente diagnosticati in Italia, e la presenza di migranti.

Inoltre, come riportato anche dall’Istituto Superiore di Sanità, nell’ultimo anno i casi di meningite da meningococco in Italia sono stati circa 190 mentre l’anno precedente si sono registrati 196 casi, per cui si tratta di un andamento stabile che, in buona sostanza, conferma che non siamo in presenza di un’emergenza meningite in questo momento.

 

Concludiamo dicendo che una corretta informazione è fondamentale per soffocare luoghi comuni, allarmismi e pregiudizi.

C’è un limite al diritto di critica? Fino a che punto ci si può spingere nell’esprimere un’opinione?

 

Sitografia:

 

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